aggiornato il
2 Giu 2009

Franco 'd Sabadn

manda una letra ma Sabadn



A s un tifs!

Tot i fa e tifo par i su campion,
par la su squdra i prd e tanabd,
i dis chl un grnd amr, che l una fd,
tot i discut e smpar i rason!

E p che sia un bligh ste palon,
a i dgh che me a m ninfrigh, par i n' a crd,
e l j insest, e alra a i dgh: "U n s vd?
La fiurentena l la mi pasion!"

"La Fiurentena! Questa s chl bla!
L schrsa e stn la chsca in serie bi
e pu, tavdr, landr smpar pi in zo".

"A v dgh che me a la met ins la ghirdla
e pu a la cus d qua e d l pian pian...
S l schrsa pu, e vr d cha min mgn do!"

Sono un tifoso!
Tutti fanno il tifo per i loro campioni, / per la loro squadra perdono la ragione, (1) / dicono che un grande amore, che una fede, / tutti discutono e sempre hanno ragione! / Pare che sia un obbligo questo pallone, / io dico loro che me ne frego, per non lo credono, / e loro insistono, e allora dico loro: "Non si vede? / La fiorentina la mia passione!" / "La Fiorentina! Questa s che bella! / E scarsa e questanno cade in serie B / e poi, vedrai, andr sempre pi in gi! (2) / "Vi dico che io la metto sulla graticola / e la cuocio di qua e di l pianino pianino... / Se scarsa poi, vorr dire che me ne mangio due!

NOTE
1. Tanabd: "prdar e' tanabd" significa perdere la ragione, il buon senso. Presumo derivi da "t' a n' abd ?", "non rispondi ?( ad una chiamata)", "non dai conto?", "non badi?", da cui "perdere la capacit di rispondere o dar conto". Il verbo "abad" o "bad" significa appunto "rispondere (ad una chiamata)", "dar conto o fare attenzione", o anche "ubbidire".
2. Effettivamente qualche mese dopo (agosto 2002) la squadra stata retrocessa, anche per motivi finanziari, in serie C2.




Libera trasposizione in romagnolo della famosa favola di Fedro.

E' lop e l'agnl

Un agnl l'aveva s.
U s'infila contr' e' fion.
Qund ch'l'ariva e' cmenza a b
prpi cun sudisfazion.

Nench un lop, un p pi so,
l'ra a ml infna a e' znc
e pu e' dbva nenca l,
par intnt u l' tnva d'c.

E u s' fasva ste pinsir,
armughnd int la su tsta: 10
"Se st'agnl u m' ven a tir
a i putreb nench f la fsta!

Dop a l'acqua ch'a j db,
s' a puts druvr i dent
e' mi stmuch, nench pr'inc,
u s' putreb sint cuntent."

"Te, di' so, brot animl,
t' a n'a v t'a m'inciuss
tota l'acqua de canl?
Cus'in dit se me a t' magns?!" 20

L'agnilen, cun e' tremr
int al gmb ed int la schna,
e' preghva: "E' mi Signr,
fa ch'a n dventa la su zena!"

E tarmnd e' cmenza a d:
"Scsam tnt se me a t'arspnd,
scsam tnt, a s pint,
mo me u'm p che in tot e' mnd

int i fion l'acqua la va
da l'altura contr'in zo! 30
D'in do t's la ven' in qua,
me a s d'sota e te t'c in so!"

"Toti scus", u j fa e' lupon,
"U m' p t' sia un p avucht!
Te sta' atent che int un bucon
me a putreb pu nench magnt!

E a propsit, sentum ben,
un n fa, a s sicur,
t'a m' ufs, e' mi agnilen!
Par te, ads, i sr dulur!" 40

"St'a n t'ufnd che me a t'arspnd,
un n fa", l'agnl e' ds,
"a n'j sva me a ste mnd,
fra una stmna a j si mis!"

"E' p ds! Mo fam pins....
cco, ads a j men a segn!
A m'arcurd: l' st tu p!
U m' ufs! E ads a t'megn!"

E det quest, in cunclusion,
a l'agnl u j slta ads 50
e u s' a mgna int un bucon,
ch'u n gn'avnza gnnch un s.

E a la fen e' trva e' lop,
come tot i preputent,
una scusa, prema o dop,
par put druvr i dent.

Il lupo e l'agnello / Un agnello aveva sete. / Si dirige verso il fiume. / Quando arriva si mette a bere / proprio con soddisfazione. / Anche un lupo, un po' pi in su, / era a mollo fino al ginocchio / e poi beveva anche lui, / per intanto lo teneva d'occhio. / E si faceva questo pensiero, / ruminando nella sua testa: 10 / "Se questo agnello mi viene a tiro / gli potrei anche fare la festa! / Dopo l'acqua che ho bevuto, / se potessi usare i denti, / il mio stomaco, anche per oggi, / si potrebbe sentire contento! / "Tu, di' su, brutto animale, / non lo vedi che mi sporchi / tutta l'acqua del canale? / Che ne dici se ti mangiassi?!" 20 / L'agnellino, col tremore / nelle gambe e nella schiena, / pregava:" Mio Signore, / fa' che non diventi la sua cena!" / E tremando comincia a dire: / "Scusami tanto se ti rispondo, / scusami tanto, sono pentito, / ma a me pare che in tutto il mondo / nei fiumi l'acqua va / dall'altura verso gi! 30 / Da dove sei tu viene in qua, / io sono di sotto e tu sei in su." / "Tutte scuse", gli fa il lupone, / "Mi sembra che tu sia un po' impertinente!(1) / Tu sta' attento che in un boccone / io potrei anche mangiarti! / E a proposito, sentimi bene, / un anno fa, sono sicuro, / tu mi hai offeso, agnellino mio! / Per te adesso saranno dolori!" 40 / "Se non ti offendi che io ti rispondo, / un anno fa", l'agnello dice, / "non c'ero io a questo mondo, / fra una settimana compio sei mesi." / "Pu darsi! Ma fammi pensare.... / ecco, adesso ho colto nel segno! / Mi ricordo: stato tuo padre! / Mi ha offeso! E adesso ti mangio! / E detto questo, in conclusione, / all'agnello salta addosso 50 / e se lo mangia in un boccone, / che non rimane neanche un osso. / E alla fine trova il lupo, / come tutti i prepotenti, / una scusa, prima o dopo, / per poter usare i denti.

NOTE:
1. Avucht: letteralmente "avvocato". Nel linguaggio comune "essere un avvocato" significa avere la lingua lunga, essere impertinente.




Ricordo d'infanzia quando, bambini, andavamo col nonno a passeggiare nei campi.

A m'arcurd.

A m'arcurd, una vlta, cun nunon,
qund ch'andimia a la lnga de sintir
a l int al tr, s'a j pens u m' pr' ajir,
int e' capn a l sota l'arlon.

Par la carra cun e' su baston,
cum ch'l'era bl, par tot, andr in zir,
e incra ads, turnnd cun e' pinsir,
e' cr e' sent una cunsulazion.

La premavira, l'aria tvda, e' sl
e cagli uvil ch'u m' p d' sint l'udr
e al margherit ch' l' pi tot e' cavdl...

Un brnch d'usel i a l ch' i ciapa e' vl
spint da la sciupt d' un cazadr.
E lo u s' asclta e non a stasen a scultl.

Mi ricordo
Mi ricordo, una volta, con il nonno, / quando andavamo lungo il sentiero / l nei campi, se ci penso mi sembra ieri, / nel capanno l sotto il grande albero.(1) / Per la carraia con il suo bastone / com'era bello, per tutti, andare in giro, / e ancora adesso, tornando col pensiero, / il cuore sente una consolazione. / La primavera, l'aria tiepida, il sole / e quelle viole che mi sembra di sentire l'odore / e le margherite di cui pieno il cavezzale. (2) / Un branco di uccelli sono l che prendono il volo / spaventati dalla fucilata di un cacciatore. / E lui ci ascolta e noi stiamo ad ascoltarlo.

NOTE:
1. Arlon: grande albero, di solito quercia, ricoperto di edera (arla), usato a scopo venatorio. Con la sua altezza domina tutta la campagna e attira gli uccelli. I cacciatori vi costruiscono sotto un capanno mimetizzato con rami e foglie, nel quale attendono l'arrivo degli uccelli. Una volta usavano anche issare in mezzo ai rami le gabbie degli "arcm", gli uccelli da richiamo.
2. Cavdl: cavezzale: larga striscia erbosa posta alla testata dei campi a formare una specie di carraia. In questo senso sarebbe pi corretto parlare di "cavdgna", cavedagna. Il "cavdl" invece propriamente la testata del campo (cio il margine del lato stretto del campo, rialzato da una "lga", cio da una passata di aratro, data nel senso del margine e perpendicolarmente al senso di aratura del campo). (Bellosi).




Altre poesie e una prefazione con alcune note fonetiche ed ortografiche nel sito
"La mi Rumgna"



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