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2 Giu 2009

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Tonino Guerra:

A Pechino fa la neve
Una cosa teatrale

Pagine tratte da: Tonino Guerra, A Pechino fa la neve, Maggioli Editore, Rimini, 1992. (fonte)
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PROTAGONISTA:
Da ragazzi non si fa caso alla pioggia, tutt'al pi si infastiditi perch ti toglie gli spazi delle strade. Ma c' stato un momento, una sessantina di anni fa, che anch'io aspettavo la pioggia. Non pioveva da pi di sei mesi e il comune provvedeva con dei serbatoi di lamiera a portare l'acqua alle case. Nella campagna non cresceva pi niente e tutta l'erba era diventata gialla come la seta; bastava un fiammifero a far nascere il fuoco. Nelle strade e sui tetti s'era accumulato un palmo di polvere. Sulla bocca della gente c'era soltanto il discorso dell'acqua. E la pioggia finalmente arrivata di notte con delle dita larghe e rade che bucavano la polvere come se fossero pallettoni di un fucile per caccia grossa, la gente si buttata per le strade con qualsiasi recipiente che si trovata per le mani: pentole, tegami, orci, caraffe, bicchieri. Io, che a quel tempo avevo otto anni, mi sono messo in mezzo alla strada e mi sono fatto piovere in bocca.
Adesso, questo temporale qui diverso... mi pare che non ci siano pi quelle gocce grosse, rade... la pioggia di adesso fatta di veli d'acqua compatti come dei tendaggi che si muovono al vento...

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PROTAGONISTA:
L'attesa la punta massima di un incontro. E' il vero congiungimento perch arriva nell'immaginazione pi di una volta in ogni istante e tutte le volte diverso dal precedente. E' la somma di mille incontri che formano quell'unico incontro che non pu avvenire.

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iziunrie
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licca!!!

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