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2 Giu 2009

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Francesco Talanti

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(Tratto da: Francesco Talanti , A dila s-ceta, saggi di traduzione della DIVINA COMMEDIA,LA NASCITA DI ROMA, SONETTI, Ravenna , 1969, Il Girasole).

«In una burrascosa notte di bora violenta di un imprecisato anno ai primi albori del XIX secolo, un bastimento greco diretto a Venezia naufragò nel mare di Primaro: bastimento, carico e occupanti andarono perduti ad eccezione di due ragazzetti fra i sei e gli otto anni, non si sa bene se gettati vivi dal mare sulla spiaggia o se tratti in salvo da qualche pescatore accorso in aiuto.
Erano fratelli Mariano e Francesco Talanti, greci… Non si hanno notizie circa il primo divenire dei due ragazzi. E' certo però che seppero fondare una delle più cospicue famiglie di Sant'Alberto. Mentre Mariano si stabilì poi in Piemonte, dove esiste tuttora, a Torino, un ramo Talanti, Francesco visse e prosperò a S. Alberto ove, da suo figlio Giuseppe e da Minguzzi Teresa, il 2 febbraio 1870 nacque FRANCESCO TALANTI. Fin da ragazzo Francesco rivelò una assoluta indipendenza di carattere ed una vivace intelligenza.
Espresse sempre giudizi poco conformisti su persone cose o avvenimenti, ebbe gesti altrettanto, diciamo, personali tanto che il paese (nebbioso e misero villaggio, allora, di braccianti analfabeti e di donnette timorate di Dio) gli affibbiò il nomignolo "Cecc e' matt". »
Professore di lingue, vive e morte, traduttore in dialetto ravennate della Divina Commedia, nato nel 1870 a Sant'Alberto (culla della famiglia di Olindo Guerrini), scomparve il 27 giugno 1946. Talanti era un tipo bizzarro, di spirito mordace; un uomo, allo stesso tempo, amabile e intrattabile. Traduttore dunque di sei canti dell'inferno: I, II, III, V, XIX, XXI. "La traduzione talantiana è piuttosto una interpretazione dei versi danteschi condotta come se espressa da un bracciante santalbertese, trovatosi al posto di Dante, in quel determinato stato d'animo, in quella tale situazione, sotto l'influsso di quella determinata situazione".
E prem cant d'l'Inferan

An sera piò un zuvnot e gnanca anzian
quand am truvè int' un bosch ch'l'era tant scur
senza un sintir in vel, e fura d'man.

Il primo canto dell'Inferno

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi trovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.

I pochi canti tradotti, ci danno la misura della facile vena del Talanti. La conferma sulla fluidità del verso e sulla garbatezza del suo umorismo la troviamo nelle altre tre composizioni dialettali: nei sonetti, ne La nascita di Roma. Ma questa facile vena e fluidità del verso, Talanti la ebbe anche nelle sue poesie in lingua. Citiamo ad esempio Nell'attesa (musicata dal M.o Ducci), Abbandono, Ancora, Ricordo di una gita campestre Serenata (musicata dal M.o Gusella del Conservatorio di Milano).

Facile vena, dicevamo, cuore, sentimento, poesia, in una parola, pervase da un sottile filo di malinconia e, talvolta di tristezza, derivante dalla solitudine in cui sempre si trovò Talanti, la cui integra coscienza fu sempre vigile custode della sua indipendenza di pensiero e di giudizio.
Poesia che si rifà alla limpida acqua de "Il Guado" di Stecchetti.

Ma Francesco Talanti ebbe ben altri e più importanti interessi culturali. Insegnò matematica al Collegio Scolastico di Intra e di Luino, sul Lago Maggiore, da dove poi passò a Lugano (1898) ove strinse vera e duratura amicizia con alcuni fuoriusciti per i moti anarcoidi di Milano, e precisamente con Guido Pedrecca, Leonida Bissolati, Scaglia ed altri, senza tuttavia condividerne gli ideali politici, ché mai Talanti sopportò di intrupparsi in un gregge.

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licca!!!

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